È stato recentemente coniato un nuovo termine per definire una nuova emozione di questo tempo di pandemia.
A febbraio dello scorso anno tutto il mondo si è fermato e ancora oggi risentiamo degli effetti del lockdown della primavera scorsa, soprattutto perché la pandemia non è ancora scomparsa e continuiamo a vivere tra restrizioni ogni giorno.
Tutto questo ha un forte impatto psicologico sulle nostre vite. Problemi del sonno, sintomi ansiosi, tristezza e depressione dovuti alla perdita di persone care o all’impossibilità del contatto sociale sono i sintomi più comuni. Adesso, a più di un anno dall’inizio della pandemia, siamo stanchi, demotivati. Non proviamo gioia. Tutto questo ha un nome, si parla infatti di languishing.
Tradotta in italiano significa letteralmente “languire”, per specificare meglio si tratterebbe di un senso di stagnazione e di vuoto. Ti senti come se ti stessi confondendo tra i giorni, come se guardassi la tua vita da un finestrino appannato.
Potrebbe apparire come depressione, ma il languishing non andrebbe confuso con essa, in quanto è ancora presente energia e speranza, semplicemente è mancanza di gioia, non vi sono manifestano evidenti problematiche ma si avverte uno stato di malessere. In particolare si spegne la motivazione che porta ad una mancanza di concentrazione, dovuta proprio al fatto che durante il lockdown veniva investita energia in più attività contemporaneamente tra attività domestiche ed impegni quali studio e lavoro. Si arriva a non provare entusiasmo neanche davanti al vaccino e non si vede la fine della pandemia; si tende a vivere le giornate in modo monotono ed abitudinario.
Definito che cosa è il languishing, va detto che proprio perché non presenta sintomi evidenti e si avvicina di più ad un “disagio” mentale, le sue conseguenze possono essere gravi.
Come abbiamo detto non è depressione, sebbene dai sintomi citati potrebbe sembrare, ma è uno status emozionale caratterizzato dall’incosapevolezza di ciò che si prova. Non riesci a percepire te stesso scivolare lentamente nella solitudine. Sei indifferente alla tua indifferenza. E quando non riesci a capire che stai soffrendo, non puoi cercare aiuto né fare molto per aiutare te stesso.
Come fare per guarire dal languore?
Prima cosa, come per ogni problematica, dobbiamo dare un nome a ciò che si prova. Farlo, aiuta a capire cosa ci sta succedendo e come potremmo procedere oltre a darci la conferma che potrebbe esserci qualcun altro che prova lo stesso che stiamo passando noi. Il fatto che si tratti di uno stato mentale, non implica che non esiste, dunque il primo passo è riconoscere di essere in questo disagio. Conoscerlo, potrebbe essere utile anche per poter aiutare chi si trova in questo stato. Conoscerlo ci fa comprendere che è un emozione comune a buona parte delle persone in quanto si è condiviso il “trauma” che è stato (ed è) il Covid.
In secondo luogo, potrebbe esser utile concentrare la nostra attenzione ed energia in un progetto, un qualcosa che ci possa assorbire del tutto ma in modo positivo. Ritagliare del tempo che ci possa consentire di farci sentire attivi, utili, in cui impieghiamo delle energie, investiamo delle emozioni. Infatti le persone che si sono immerse nei loro progetti sono riuscite ad evitare il languore e hanno mantenuto la loro felicità prepandemica.
Lo psicologo inoltre ci ricorda anche l’importanza di non stigmatizzare i disturbi mentali sebbene viviamo in una società che ancora oggi tende a farlo molto più che con la salute fisica.

Se hai bisogno di aiuto la Dott.ssa Elisabetta Rosetto riceve per appuntamento, chiama il 329 2025835 – info@elisabettarosetto.it

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